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Tavola rotonda sul reddito di base a Bolzano | L’insostenibile mito della piena occupazione

Mai 18th, 2009 | By redaktion | Category: Italiano, Leitartikel/ in primo piano, Soziales / politiche sociali

Lunedì 11 maggio, a Bolzano, si è tenuto un incontro cui hanno partecipato alcune associazioni a favore del reddito di base provenienti da Italia, Austria, Germania, Svizzera e Alto - Adige. Lo scopo del convegno, tenutosi su iniziativa di Sepp Kusstatscher e della rete “BIEN Südtirol/Sudtirolo”, era quello di fare il punto della situazione sul dibattito relativo al reddito di base nei singoli paesi oltre ad approfondire le conoscenze tra i presenti, fissare obiettivi comuni e rinforzare i canali di comunicazione tra le varie reti.

Nel tardo pomeriggio di domenica, presso il Filmclub di Bolzano, è stato proiettato il film “Grundeinkommen - ein Kulturimpuls” di Daniel Häni e Enno Schmidt, sottotitolato per la prima volta in italiano grazie alla traduzione di Sylvia Mair della rete “basic income earth network Südtirol/Sudtirolo” (bien-st). Daniel Häni e Enno Schmidt hanno partecipato all’animata discussione che ha seguito la proiezione del film. Lunedì hanno poi preso parte all’incontro delle reti, rappresentando la Svizzera con “Initiative Grundeinkommen”.

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Il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli ha salutato i partecipanti con indosso la coroncina ricevuta in omaggio da Daniel Häni e Enno Schmidt. Questo a rappresentazione del fatto che ognuno dovrebbe essere padrone di se stesso o, al limite, essere il proprio re! Accanto: Sepp Kusstatscher.

I lavori hanno avuto inizio lunedì riproponendo il film per chi non avesse potuto assistere alla proiezione di domenica sera. Alla fine della visione, l’Europarlamentare Sepp Kusstatscher ha salutato i partecipanti a nome della rete altoatesina sul reddito di base “bien-st”

Al sindaco Luigi Spagnolli era già noto il concetto del reddito di base. Come evidenziato nel breve discorso introduttivo, il primo cittadino, oltre ad esprimere il proprio entusiasmo per la scelta di Bolzano come sede dell’incontro, si è detto convinto della necessità del reddito di base: l’attività politica, a suo parere, è strettamente legata al consenso e alle proposte della società civile.

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André Presse, collaboratore di Goetz Werner presso l’istituto per l’imprenditorialità dell’Università Karlsruhe si è battuto in favore di un cambiamento di rotta del sistema fiscale verso maggiori imposte sul consumo

Nel suo discorso introduttivo, André Presse, dell’istituto interfacoltà per l’imprenditorialità dell’Università di Karlsruhe (Direttore: Prof. Goetz Werner), ha descritto l’interazione tra sistema fiscale e reddito di base, dicendosi convinto che l’introduzione di quest’ultimo necessiti di una ristrutturazione dei sistemi fiscali orientata alla tassazione dei consumi. Alla fine della discussione è risultato evidente che il presupposto per l’applicazione del reddito di base sia un attento riesame, attraverso criteri sempre più di carattere qualitativo piuttosto che quantitativo, di tutti gli strumenti di politica sociale ed economica.

E’ stata poi la volta della rappresentanza svizzera. Bernard Kundig, sociologo e portavoce di “BIEN Svizzera” ha esposto lo stato del dibattito nella confederazione elvetica evidenziando come la presa di coscienza del tema vari, al suo interno, di regione in regione. Nella ricca Svizzera inoltre, ci si concentra prevalentemente sui temi dell’equa redistribuzione e dell’uso efficace delle risorse; meno spazio viene dedicato alla discussione sulle politiche sociali.

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Il sociologo Bernard Kundig, rappresentante della rete sul reddito di base BIEN Schweiz. Alla sua destra Roland Blanschke, Dorothee Schulte-Basta della “Netzwerk Grundeinkommen”, per la Germania. A sinistra Johannes Ponader (Netzwerk Grundeinkommen Deutschland) e Rainer Eppel di “Netzwerk für Grundeinkommen und sozialen Zusammenhalt - BIEN Austria”

Kundig ha parlato anche dello scetticismo dei sindacati mettendo a fuoco l’atteggiamento diffidente rispetto all’introduzione del reddito di base persino nell’ambito di una società meritocratica fondata sul lavoro salariato e sull’occupazione come mezzo di controllo sociale. A tal proposito sono intervenuti anche Daniel Häni e Enno Schmidt. Häni ha narrato un episodio interessante, verificatosi nel corso di una discussione in occasione del primo maggio: un sindacalista, nel sostenere i classici valori della meritocrazia e della piena occupazione, avrebbe incontrato la disapprovazione del pubblico che, poco convinto dalle sue argomentazioni, vedeva invece nel reddito di base una buona soluzione ai problemi di oggi.

La seconda rete nazionale intervenuta è stata la “Netzwerk Grundeinkommen und sozialer Zusammenhalt - BIEN Austria”. Markus Blümel ha delineato le tappe storiche principali del concetto di reddito di base in Austria, le cui origini vanno rintracciate presso il Seminario cattolico di Vienna, durante gli anni ‘80 del secolo scorso. Attualmente l’impressione è che, in Austria, le ONG ed i principali orientamenti in campo sociale vedano il reddito di base come una prospettiva interessante per la società.

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Günter Kranzl, Markus Blümel, Ulrike Sambor e Klaus Sambor (nella foto manca Rainer Eppel) hanno rappresentato l’Austria con la “Netzwerk für ein Grundeinkommen und sozialen Zusammenhalt”

Nella seconda parte della presentazione Klaus e Ulrike Sambor assieme a Rainer Eppel hanno inscenato un’intervista immaginaria, con un ipotetico cancelliere e la sua vice, per celebrare l’introduzione del reddito di base. Hanno così introdotto in modo divertente ed originale gli argomenti portati sul tavolo della discussione dai fautori austriaci del reddito di base.

Dopo il pranzo, Rachele Serino ha esposto a nome di BIN Italia le posizioni prevalenti della sua rete. Assieme a Grecia ed Ungheria, l’Italia fa parte di quel gruppo di paesi europei che non ha ancora introdotto nel proprio sistema sociale un reddito minimo proporzionato alla necessità e regolato centralmente dallo Stato. Soltanto alcune regioni prevedono un cosiddetto “minimo vitale” come garanzia sociale di base; tra queste il Trentino Alto - Adige, il Lazio ed il Friuli-Venezia Giulia.

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Rachele Serino, Luca Santini, Giuseppe Bronzini e Andrea Tiddi (nella foto manca Sandro Gobetti) hanno rappresentato la rete nazionale “BIN Italia”, fondata nell’autunno dello scorso anno

Rachele Serino ha raccontato quanto emerso nel corso di diverse manifestazioni politiche. A quanto pare, sempre meno persone vedono la piena occupazione come obbiettivo politico-sociale prioritario e, parallelamente, si rafforza sempre più la richiesta di un “reddito per tutti”. La neo-fondata rete “BIN Italia” si è posta come obiettivo la promozione dell’idea di reddito di base e la costituzione di una piattaforma per offrire un dibattito qualificato nel Belpaese. Il compito potrebbe essere reso più agevole dalla decisione di molti specialisti in campo giuridico, politico e sociale di aderire alla rete.

Secondo Sandro Gobetti in Italia il tema del reddito di base raccoglie molti consensi come confermato dai numerosi inviti a dibattiti e manifestazioni ricevuti sul territorio nazionale. D’altro canto, pare che ci sia ancora molto lavoro da fare perché l’informazione sul tema risulta ancora piuttosto scarsa.

Il testimone è poi passato Ronald Blaschke di “Netzwerk Grundeinkommen” in rappresentanza della Germania. Secondo quanto riferito, il dibattito avrebbe trovato nuovo slancio sul suolo tedesco in seguito alla dilagante insicurezza per il futuro del sistema sociale. Il tema centrale attualmente affrontato sarebbe quello di una maggiore garanzia sociale per far fronte all’aumento del rischio di povertà. Blanschke ha presentato i sette modelli presi in considerazione in Germania per il reddito di base e, di questi, ne ha bocciati quattro a priori perché i loro risultati sarebbero fortemente legati alle condizioni specifiche.

Blanschke è infine entrato nel merito delle posizioni assunte dai diversi partiti. Nei loro programmi elettorali „Die Linke” e „Grüne/Bündnis 90? (rispettivamente, Sinistra e Verdi) hanno preso in considerazione il reddito di base. All’interno dell’SPD il dibattito sul tema si svolge attualmente a livello locale e regionale. A breve nel Bundesland Thüringen, guidato da Dieter Althaus della CDU, è previsto lo stanziamento di una sorta di reddito di base. Pare però che il modello di Thüringen possa nascondere al proprio interno una minaccia per la diffusione dello strumento. Infatti, parallelamente alla sua introduzione sarebbe prevista una pesante contrazione delle prestazioni sociali classiche; oltre a ciò sembra che non ci sia spazio per una riforma fiscale di ampio respiro mirata ad aumentare la tassazione del consumo. Blanschke si dice fiducioso, se non altro, per il fatto che anche il mondo religioso guarda con crescente interesse il tema del reddito di base.

Nel fare il punto della situazione, Sepp Kusstatscher ha ribadito ancora una volta i motivi fondamentali che lo portano a sostenere l’introduzione del reddito di base: non è più possibile rincorrere il mito della piena occupazione e farlo sarebbe addirittura privo di fondamento. Con l’introduzione del reddito di base si riconoscerebbe quel lavoro finora non retribuito ma pur sempre utile e valido per lo sviluppo delle persone e della società. Inoltre, il nostro modo di concepire l’economia dovrebbe prendere le distanze dall’ossessione per la crescita sfrenata fondata sulla distruzione irresponsabile delle risorse e su livelli di consumo insostenibili. Sarebbe dunque necessario modificare il sistema fiscale attraverso un aumento della tassazione dei consumi, evitando però di colpire i comportamenti di consumo virtuosi e sostenibili. D’ora in avanti dovrebbe inoltre essere chiaro a tutti che la crescente iniquità all’interno della nostra società e a livello globale debba essere contrastata attraverso una distribuzione più equa delle risorse. La lotta alla povertà è destinata a diventare l’obiettivo principale volto anche ad evitare l’insorgere di sanguinosi conflitti.

Il convegno si è chiuso con l’intervento del giudice Giuseppe Bronzini in rappresentanza di BIN-Italia. Borzini è entrato nel merito del diritto comunitario toccando le argomentazioni addotte in ambito giuridico per sostenere l’introduzione del reddito di base.

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