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Un reddito per tutti/e!

Mai 26th, 2009 | By redaktion | Category: Italiano, Soziales / politiche sociali

Il parlamentare europeo e co-portavoce dei Verdi Grüne Vërc del Sudtirolo, Sepp Kusstatscher, da anni si batte per l’idea di un reddito di base incondizionato. In questa intervista ci spiega le ragioni di carattere etico, sociale ed ecologico che lo hanno spinto a promuovere quest’idea. Da più di vent’anni Sepp Kusstatscher segue la discussione sull’idea di un reddito di base incondizionato per tutti. L’idea che si può rintracciare nel capolavoro di Tommaso Moro “Utopia” ha ispirato anche il nobel americano Milton Friedman nell’elaborazione del suo modello della “negative tax” che era a un passo dall’introduzione negli USA della fine degli anni Settanta. L’attuale discussione in Europa è ripartita alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso dalla “Katholische Sozialakademie” (Accademia sociale cattolica) di Vienna. Con il libro “Grundeinkommen” (reddito di base) Herwig Büchele e Lieselotte Wohlgenannt contribuirono notevolmente a definire le basi teoriche per il rilancio dell’idea. Nei nostri giorni è innanzitutto l’impegno dell’imprenditore tedesco Götz Werner a dare una nuova dinamica al dibattito. L’Università di Karlsruhe ha sostenuto l’iniziativa, costituendo un apposito istituto (Interfakultatives Institut für Entrepreneurship), il quale è presieduto da Götz Werner, ormai diventato anche professore universitario. L’elemento che distingue il modello di reddito di base promosso da tante reti e ONG in tutto il mondo che si sono riunite sotto il tetto del “Basic Income Earth Network” (BIEN) da tutta una serie di strumenti delle politiche sociali sviluppati ed attuati in tanti paesi del mondo è il fatto che il riconoscimento del reddito di base non è sottoposto ad alcuna condizione e spetta a tutti coloro che appartengono alla cittadinanza.

Per questo motivo il conferimento di questo reddito in passato è stato anche denominato “reddito di cittadinanza”. Alla fine del 2008 anche in Italia si è costituita una rete nazionale, BIN Italia di nome (Basic Income Network Italia). Sepp Kusstatscher è stato fra i primi ad associarsi alla nuova rete e si è impegnato a sostenere l’attività della nuova rete, organizzando un incontro di lavoro tra le reti nazionali operanti in Germania, Austria e Svizzera che si è tenuto l’11 maggio di quest’anno a Bolzano. Sepp Kusstatscher è fra i primi firmatari dell’appello ai candidati al Parlamento Europeo lanciato da BIN Italia in favore del reddito di base. Nell’intervista allegata, condotta dalla rivista “CACTUS” (Merano) nel aprile 2009, Sepp Kusstatscher spiega l’idea, i presupposti e le sfide sociali attuali e i motivi che lo hanno convinto di promuovere - anche a livello del Parlamento Europeo - l’idea di un reddito di base incondizionato per tutti.

1. Cosa sta dietro il termine “reddito di base incondizionato”?

Sepp Kusstatscher: È molto semplice: Lo stato concede a tutti i cittadini un reddito di base nella stessa misura - senza controprestazioni o condizioni di alcun tipo. Non conta se uno lavora o meno, se ha un patrimonio o no. Questo reddito di base deve essere quantificato in maniera da garantire a tutti una vita dignitosa e la partecipazione alla vita sociale e culturale.

2. Ci sembra un idea abbastanza radicale, quali sono i motivi che stanno alla base di questa proposta?

È un’idea radicale, non c’è dubbio! Le motivazioni per questa proposta rivoluzionaria ruotano attorno a tre linee argomentative: si tratta di aspetti etici, sociali ed ecologici.
Iniziamo con gli aspetti etici. Ogni uomo su questo mondo ha il diritto di vivere una vita dignitosa. Il sole, l’acqua, l’aria e la terra e con ciò i frutti di questo pianeta fondamentalmente sono di tutti. Una distribuzione equa e giusta garantirebbe la sussistenza per tutti.
Il secondo aspetto è quello sociale. Ci vuole un reddito di base per tutti per combattere la povertà. Da noi in Sudtirolo e in tanti altri paesi civilizzati già oggi viene garantito un reddito minimo a chi ne ha bisogno. L’amministrazione e il controllo di questi strumenti delle politiche sociali sono però molto onerosi e complessi. Perché non passare subito al reddito di base per tutti?
Non per ultimo è da considerarsi un aspetto ecologico. L’introduzione del reddito di base incondizionato implicherebbe per forza un radicale cambiamento del sistema fiscale. La gran parte degli introiti del fisco non potrebbe più derivare dalla tassazione del lavoro - come avviene oggi - ma dai consumi.
Oggi consumiamo troppo. Il sistema economico attuale si basa su un incremento continuo dei consumi, ma questa logica sta rovinando il nostro pianeta. Noi ci comportiamo come se avessimo a disposizione un secondo o un terzo pianeta.

3. Ma per quale motivo si dovrebbero regalare dei soldi a chi non lavora?

Analizzando bene i fatti, constatiamo che nelle società moderne solo una quota della popolazione compresa tra il 40% e il 45% che percepisce un reddito da lavoro pagato. Il resto già oggi vive del reddito di congiunti, di patrimonio o di transfer sociali. Una maggioranza della popolazione presta più lavoro non pagato, ma socialmente utile e rilevante, che lavoro retribuito. La media dei tedeschi, per esempio, svolge lavoro retribuito per 17 ore alla settimana contro 25 ore di lavoro socialmente utile e non pagato. Quello che salta all’occhio è il fatto che la gran parte del lavoro retribuito - 31 ore settimanali contro 19 - viene svolto dalle donne.
Non mi sembra giusto ed equo che la madre di più bambini e che cura eventualmente anche altre persone, per questo lavoro preziosissimo non percepisce nulla e non gode neanche del beneficio della previdenza sociale. Esistono troppe attività di particolare importanza per lo sviluppo della nostra società che non vengono retribuiti.

4. Se ne conclude che sarebbero proprio le donne ad approfittarne di più?

Si. Nelle varie reti per un reddito di base europee si impegnano anche gruppi di donne che cercano di approfondire questo aspetto. Va però detto che la scelta per la carriera professionale e il lavoro retribuito o quella di rinunciarci senza correre rischi esistenziali non deve costringere le donne a tornare al focolare casalingo.

5. Vorrebbe dire che tutti sarebbero liberi di decidere se vogliono ancora lavorare per i soldi o meno.

Penso che una vasta maggioranza delle persone continuerebbe a lavorare come prima ed è anche bene così. Il lavoro retribuito è e rimane un fattore centrale dei nostri sistemi economici e sociali. Ma spesso il lavoro retribuito viene anche mitizzato ed è anche un mezzo di controllo sociale. Si aggiunge che oggi non c’è più lavoro retribuito per tutti. Tanti sono poveri nonostante il fatto di disporre di un posto di lavoro. La globalizzazione ha contribuito ulteriormente a far sì che il fattore lavoro sia diventato oggetto di dumping spietato.
Poter scegliere di svolgere un lavoro retribuito o non darebbe una forte spinta alla creatività. Pensiamo ai giovani che vorrebbero intraprendere un’attività da libero professionista ma temono di non poterne vivere.

6. Il nostro sistema economico non è più in grado di offrire un posto di lavoro per tutti.

Appunto. Questo è uno degli argomenti più forti che parlano a favore dell’idea di reddito di base incondizionato per tutti. La produttività è aumentata in misura tale da creare un enorme esubero di manodopera. Ottant’anni fa una persona impegnata nell’agricoltura ha prodotto alimenti per tre persone, oggi ne produce per 120. Nell’industria le macchine gestite elettronicamente diventano sempre più produttive. Ragionamenti di carattere ecologico ci costringono di vivere più parsimoniosi, di ridurre gli scarti e di utilizzare i beni molto più a lungo, investendo di più in interventi di manutenzione e di riparazione invece di sostituirli al primo guasto o perché è uscito un nuovo modello. E poi dobbiamo iniziare a produrre solo quei beni di cui abbiamo veramente bisogno.
I nostri sistemi fiscali sono totalmente folli. La maggior parte degli introiti fiscali oggi pervengono dal lavoro retribuito, cosi come anche i finanziamenti per i sistemi di previdenza sociale. Ciò ha reso molto costoso il fattore lavoro e ha spinto le aziende di razionalizzare al massimo. Gli imprenditori fanno la corsa al taglio dei costi e quello che tagliano per primo sono i posti di lavoro.
Lo stato sovvenziona le imprese per creare o per mantenere posti di lavoro o finanzia progetti che “organizzano” una sorta di retribuzione attraverso posti di lavoro che alla fine non hanno senso per nessuno.
Il sistema fiscale deve essere improntato su grandi obiettivi sociali e politici e sostenere lo sviluppo in una direzione auspicata dalla società. Mi rendo conto che è molto difficile determinare i paletti che guidano questi sviluppi e per questo ci battiamo per far conoscere a tanti cittadini l’idea del reddito di base incondizionato. Come politico ecosociale sono del parere che dobbiamo tassare innanzitutto il consumo di risorse non rinnovabili, nonché le rendite di capitale e l’incremento di valore di beni immobiliari. Questo nuovo orientamento del sistema fiscale contribuirebbe fortemente al raggiungimento di più sostenibilità in tutti i campi.

7. Il tutto suona molto convincente e semplice. Perché il reddito di base non è ancora una realtà?

Vedo due ragioni che hanno bloccato lo sviluppo in questa direzione. In primo luogo individuo molte resistenze fra gli esperti dei sistemi sociali che si perdono in strutture e strumenti di previdenza sociale sempre più complesse. Spesso questi esperti sono anche consulenti dei governi e vivono della complicazione di affari semplici. Anche i sindacati sono abbastanza scettici perché basano le loro attività su una concezione molto restrittiva del termine lavoro nel senso del lavoro retribuito. Temono di tagliare il ramo sul quale stanno seduti.
La seconda ragione sta nel fatto che col nuovo sistema fiscale, senza il quale un reddito di base non funzionerebbe, i ricchi dovrebbero pagare più tasse in quanto consumano molto di più. E questo non sembra piacere più di tanto. E poi c’è una grossa contraddizione nell’operato della Comunità Europea: mentre si è proceduto con grande impegno a liberalizzare e ad armonizzare i mercati, ciò non si registra per i sistemi sociali e fiscali. Il mercato europeo oggi è un mercato libero ma per niente equo.

8. Perché Lei si batte per il reddito di base?

È una tematica prettamente eco sociale. Si tratta di una idea radicale, ma semplice e che può attivare i cambiamenti paradigmatici di cui in il nostro pianete ha urgentemente bisogno per risolvere gli attuali problemi sociali, economici ed ecologici. Mi batterò per il resto della mia vita per questa idea, a prescindere del fatto se sarò eletto o meno. Bisogna creare una massa critica che si attiva a favore dell’idea di un reddito di base incondizionato. Quando ci sarà questa massa critica, la politica farà la sua parte.

9. Vuol dire che al momento si tratta innanzitutto di sensibilizzare e convincere la gente?

È proprio così. Dobbiamo interrompere il circolo vizioso innescato dalla massima “sempre di più” che è stata alla base del nostro sistema economico. Dove c’è la volontà di farlo, si riesce a creare anche un percorso. Dove manca questa volontà, incontriamo solo scuse.

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